Bollettino della crisi
I paletti tedeschi su Eurobond e meccanismo anti spread. E’ sugli Eurobond e soprattutto sul meccanismo anti spread chiesto dall’Italia, con l’assenso di Francia e Spagna, che si giocheranno le sorti del vertice a Bruxelles iniziato ieri pomeriggio he si concluderà oggi. Il ministro tedesco delle finanze, Wolfgang Schaeuble, in un’intervista al Wall Street Journal, ha citato tra le misure possibili a breve anche gli acquisti diretti dei titoli di stato attraverso i fondi di salvataggio europei Efsf e Esm. Ma ha anche precisato che la Germania non accetterà interventi automatici senza “una formale richiesta da parte dei governi”.
13 AGO 20

I paletti tedeschi su Eurobond e meccanismo anti spread. E’ sugli Eurobond e soprattutto sul meccanismo anti spread chiesto dall’Italia, con l’assenso di Francia e Spagna, che si giocheranno le sorti del vertice a Bruxelles iniziato ieri pomeriggio he si concluderà oggi. Il ministro tedesco delle finanze, Wolfgang Schaeuble, in un’intervista al Wall Street Journal, ha citato tra le misure possibili a breve anche gli acquisti diretti dei titoli di stato attraverso i fondi di salvataggio europei Efsf e Esm. Ma ha anche precisato che la Germania non accetterà interventi automatici senza “una formale richiesta da parte dei governi”. Schaeuble ha detto anche che la Germania è disposta a un’apertura sulla questione degli Eurobond, e cioè sulla mutualizzazione del debito sovrano dei paesi dell’eurozona, ma soltanto se ci sarà uno “zar” europeo a vigilare sui conti pubblici dei 16 paesi dell’euro. La condizione posta da Berlino, quindi, è che, sotto la parola d’ordine del rigore, i Paesi membri rinuncino in qualche modo e stabilmente a parte delle propria sovranità in materia di controllo dei bilanci, a favore di un sistema di controllo centralizzato delle politiche nazionali. Le dichiarazioni di Schaeuble sono state intepretate come distensive al punto tale che il ministero delle Finanze è intervenuto con una nota ufficiale per precisare che la posizione di Berlino non è cambiata: niente Eurobond senza Unione dei bilanci e niente scudi anti-spread al di fuori delle regole attuali.
L’abisso italiano visto e previsto dalla Confindustria. Lo stravolgimento epocale post Lehman Brothers assomiglia a uno scenario economico da ricostruzione dopo un conflitto bellico. Ecco perché - anche “se non siamo in guerra” - i “danni economici fin qui provocati dalla crisi sono equivalenti a quelli di un conflitto e a essere colpite sono state le parti più vitali e preziose del sistema Italia”, ha rilevato il centro studi di Confindustria. “Siamo nell’abisso”, ha detto il capoeconomista di Confindustria, Luca Paolazzi, illustrando le stime della confederazione presieduta da Giorgio Squinzi sul Pil: per il 2012 a meno 2,4 per cento; per il 2013 a meno 0,3 per cento. La recessione è “più intensa”, la ripresa è ora attesa “dalla seconda metà del 2013”.
La sbolla francese e lo sboom tedesco prossimi venturi. Il rapporto del centro studi di Confindustria non sprizza ottimismo neppure su Francia e Germania. Un focus infatti si intitola: “La bolla immobiliare ha iniziato a sgonfiarsi anche nei Paesi Bassi. Quando in Francia?”. “Oltralpe – scrivono gli economisti – la bolla è ancora ben gonfia e la sua deflazione si ripercuoterà sulle prospettive di crescita della seconda economia dell’Eurozona. Infatti l’implosione dei prezzi delle case, coniugata con famiglie molto indebitate, ha già dimostrato di essere una potente causa recessiva in Usa, Irlanda e Spagna, anche attraverso le ripercussioni sui conti delle banche e sulla dinamica del credito. Per i ricercatori di Confindustria anche Berlino potrebbe presto preoccuparsi. Altro focus, altro titolo: “Germania über alles... se l’Europa non affonda”. Svolgimento: il successo tedesco “non resterebbe immune all’im-plosione dell’Unione economica e monetaria, dalla quale deriverebbero per la stessa Germania gigantesche perdite in termini di caduta del PIL e di deprezzamento delle attività”.
Seduta prudente sui mercati in attesa degli esiti dal Consiglio europeo. Piazza Affari ha chiuso in rialzo dello 0,67 per cento. Nel resto d’Europa Londra ha ceduto lo 0,56 per cento con Barclays sprofondata del 15 per cento dopo il settlement da 450 milioni di dollari raggiunto ieri con le autorità di controllo di Gran Bretagna e Stati Uniti e la possibile defenestrazione dei vertici. A Parigi il Cac 40 ha perso lo 0,37per cento, a Francoforte il Dax 30 è arretrato dell’1,27%. Il differenziale di rendimento tra i titoli italiani e tedeschi a 10 anni è in salito a 468 punti base dopo aver sfiorato quota 480. Nell’asta di ieri il Btp quinquennale è stato collocato per 2,5 miliardi a fronte di una domanda pari a 3,82 miliardi e ha spuntato un rendimento lordo pari al 5,84 per cento, in aumento di 0,18 punti rispetto all’asta precedente. In rialzo anche il rendimento del Btp decennale: la nona tranche ha visto salire il tasso lordo al 6,19 per cento, 0,16 punti in più rispetto all’asta del mese precedente.
L’abisso italiano visto e previsto dalla Confindustria. Lo stravolgimento epocale post Lehman Brothers assomiglia a uno scenario economico da ricostruzione dopo un conflitto bellico. Ecco perché - anche “se non siamo in guerra” - i “danni economici fin qui provocati dalla crisi sono equivalenti a quelli di un conflitto e a essere colpite sono state le parti più vitali e preziose del sistema Italia”, ha rilevato il centro studi di Confindustria. “Siamo nell’abisso”, ha detto il capoeconomista di Confindustria, Luca Paolazzi, illustrando le stime della confederazione presieduta da Giorgio Squinzi sul Pil: per il 2012 a meno 2,4 per cento; per il 2013 a meno 0,3 per cento. La recessione è “più intensa”, la ripresa è ora attesa “dalla seconda metà del 2013”.
La sbolla francese e lo sboom tedesco prossimi venturi. Il rapporto del centro studi di Confindustria non sprizza ottimismo neppure su Francia e Germania. Un focus infatti si intitola: “La bolla immobiliare ha iniziato a sgonfiarsi anche nei Paesi Bassi. Quando in Francia?”. “Oltralpe – scrivono gli economisti – la bolla è ancora ben gonfia e la sua deflazione si ripercuoterà sulle prospettive di crescita della seconda economia dell’Eurozona. Infatti l’implosione dei prezzi delle case, coniugata con famiglie molto indebitate, ha già dimostrato di essere una potente causa recessiva in Usa, Irlanda e Spagna, anche attraverso le ripercussioni sui conti delle banche e sulla dinamica del credito. Per i ricercatori di Confindustria anche Berlino potrebbe presto preoccuparsi. Altro focus, altro titolo: “Germania über alles... se l’Europa non affonda”. Svolgimento: il successo tedesco “non resterebbe immune all’im-plosione dell’Unione economica e monetaria, dalla quale deriverebbero per la stessa Germania gigantesche perdite in termini di caduta del PIL e di deprezzamento delle attività”.
Seduta prudente sui mercati in attesa degli esiti dal Consiglio europeo. Piazza Affari ha chiuso in rialzo dello 0,67 per cento. Nel resto d’Europa Londra ha ceduto lo 0,56 per cento con Barclays sprofondata del 15 per cento dopo il settlement da 450 milioni di dollari raggiunto ieri con le autorità di controllo di Gran Bretagna e Stati Uniti e la possibile defenestrazione dei vertici. A Parigi il Cac 40 ha perso lo 0,37per cento, a Francoforte il Dax 30 è arretrato dell’1,27%. Il differenziale di rendimento tra i titoli italiani e tedeschi a 10 anni è in salito a 468 punti base dopo aver sfiorato quota 480. Nell’asta di ieri il Btp quinquennale è stato collocato per 2,5 miliardi a fronte di una domanda pari a 3,82 miliardi e ha spuntato un rendimento lordo pari al 5,84 per cento, in aumento di 0,18 punti rispetto all’asta precedente. In rialzo anche il rendimento del Btp decennale: la nona tranche ha visto salire il tasso lordo al 6,19 per cento, 0,16 punti in più rispetto all’asta del mese precedente.